Io non sono né antisemita né razzista. Dico solo che le cose di questo genere accadono come è sempre stato. Noi siamo animali, vige la regola del più forte. È nella nostra natura sottomettere il più debole ed allontanare il diverso e così continueremo a fare. Se osserviamo gli animali capiamo quanto ci avviciniamo alla loro natura. Sono parole fredde, è vero, ma è la crudele realtà. Viviamo in un mondo marcio, pieno d’immondizia che nessun spazzino riesce a ripulire completamente. Piangiamo nel vedere bambini ebrei separati dai genitori, scheletrici, rinchiusi in quelle docce…a noi note come camere a gas. Noi ci commuoviamo, dicendo “poverini”, ma il giorno dopo se un “negro” ci pesta i piedi involontariamente ecco che lo riempiamo a pugni. La gente è ipocrita. Nessuno escluso, me compresa. Doppiogiochisti, due facce, è questo che siamo. Se uno si dovrebbe accorgere di quello che abbiamo contribuito a fare si sarebbe già suicidato. La commozione di 2 ore non serve a nulla. Perché a scuola anziché mostrare immagini e spiegare le torture non spiegano come si sono sentite moralmente quelle persone? Per paura, per paura della nostra coscienza, sotterrata ormai da chili di bugie. Che schifo…
Comunque io invito chi legge queste patetiche righe di pensarci, di sentire le urla e i pianti di quelle anime nella loro testa, così si può capire cosa sono i campi di concentramento…
Qui di seguito c’è una mia poesia scritta per i bambini morti nei campi di concentramento:
The end
La notte viene lenta e impetuosa nei miei occhi
Non c’è nessuno che mi può sentire
Nemmeno mia madre
Il freddo è come una lama che mi squarcia la pelle
Poi il lupo si avvicina
I capelli in terra
La mia anima la segue
Gocce di sangue cadono dai miei occhi
Vedendo un fumo nero uscire da un camino
E una puzza di morte entrarmi nelle narici
Addio mamma
Il lupo mi spoglia e nuda e senza forze
Entro con altri 100
Nelle docce
Questa è la mia fine,
la fine dei miei 12 anni
la fine dei giochi,
l’ultimo pensiero prima di morire
mamma ti voglio bene…
Non è nulla di che, ma avevo voglia di rappresentare artisticamente questo giorno.
Non trovo così paurosa la morte. O meglio, ora che ho una luce da custodire, vorrei che mi desse un pochino di tempo in più. Ma prima che la mia luce si accendesse no, non temevo per nulla la morte, perché non avevo nessun motivo valido per star qui. E se la mia luce si dovesse spegnere tornerei in quello stato.
Io non sono satanista, dire che sono satanista è come ammettere che sono cristiana, ma non la sono. Qui ammetto che un po’ mi contraddico dicendo così (per chi ha letto il post precedente), io sono affascinata da Lucifero pur non credendoci. Ad esempio, mi piacerebbe essere un vampiro, pur sapendo che i vampiri non esistono. Con tutte queste contraddizioni ci convivo, fanno parte di me, a volte le uso per giocare con la mente debole di qualcuno, plasmarlo, fino a farlo fondere. Non capisco, pur non essendo una bellezza di ragazza, riesco ad ammaliare il sesso opposto (è capitato anche il mio stesso sesso), so che fanno pensieri su di me, protagonista dei loro sogni bagnati. Forse perché mi vedono come la rappresentazione della loro libertà, della loro ribellione o forse percepiscono la lussuria scivolare dalle mie labbra…
Altri mi odiano. Forse sentono il lato malvagio che è in me. Mia madre. La mia generatrice non può vedermi. Secondo me lo sente il demone. Quell’angelo nero dalle ali spezzate che non riesce a tornare all’Inferno dimora nella sua casa. In fondo che colpa ne ha lei povera donna. Non mi ha mai voluto. Questa prigione di 4 mura mi sta soffocando. A vedere le pareti di quel turchese mi viene il voltastomaco. Tutto quell’ordine minuzioso mi da sui nervi. Caos. Io voglio il caos per la gente. Perché la gente lo teme, ha paura che il caos entri nella sua vita, allora io sarò puro caos, io sarò tutto ciò di cui la gente ha paura o non approva. Quanti nomi mi avete dato, chiamatemi come volete, ma ricordate che io impersonificherò i vostri incubi…
Selen Manson
Comunque io invito chi legge queste patetiche righe di pensarci, di sentire le urla e i pianti di quelle anime nella loro testa, così si può capire cosa sono i campi di concentramento…
Qui di seguito c’è una mia poesia scritta per i bambini morti nei campi di concentramento:
The end
La notte viene lenta e impetuosa nei miei occhi
Non c’è nessuno che mi può sentire
Nemmeno mia madre
Il freddo è come una lama che mi squarcia la pelle
Poi il lupo si avvicina
I capelli in terra
La mia anima la segue
Gocce di sangue cadono dai miei occhi
Vedendo un fumo nero uscire da un camino
E una puzza di morte entrarmi nelle narici
Addio mamma
Il lupo mi spoglia e nuda e senza forze
Entro con altri 100
Nelle docce
Questa è la mia fine,
la fine dei miei 12 anni
la fine dei giochi,
l’ultimo pensiero prima di morire
mamma ti voglio bene…
Non è nulla di che, ma avevo voglia di rappresentare artisticamente questo giorno.
Non trovo così paurosa la morte. O meglio, ora che ho una luce da custodire, vorrei che mi desse un pochino di tempo in più. Ma prima che la mia luce si accendesse no, non temevo per nulla la morte, perché non avevo nessun motivo valido per star qui. E se la mia luce si dovesse spegnere tornerei in quello stato.
Io non sono satanista, dire che sono satanista è come ammettere che sono cristiana, ma non la sono. Qui ammetto che un po’ mi contraddico dicendo così (per chi ha letto il post precedente), io sono affascinata da Lucifero pur non credendoci. Ad esempio, mi piacerebbe essere un vampiro, pur sapendo che i vampiri non esistono. Con tutte queste contraddizioni ci convivo, fanno parte di me, a volte le uso per giocare con la mente debole di qualcuno, plasmarlo, fino a farlo fondere. Non capisco, pur non essendo una bellezza di ragazza, riesco ad ammaliare il sesso opposto (è capitato anche il mio stesso sesso), so che fanno pensieri su di me, protagonista dei loro sogni bagnati. Forse perché mi vedono come la rappresentazione della loro libertà, della loro ribellione o forse percepiscono la lussuria scivolare dalle mie labbra…
Altri mi odiano. Forse sentono il lato malvagio che è in me. Mia madre. La mia generatrice non può vedermi. Secondo me lo sente il demone. Quell’angelo nero dalle ali spezzate che non riesce a tornare all’Inferno dimora nella sua casa. In fondo che colpa ne ha lei povera donna. Non mi ha mai voluto. Questa prigione di 4 mura mi sta soffocando. A vedere le pareti di quel turchese mi viene il voltastomaco. Tutto quell’ordine minuzioso mi da sui nervi. Caos. Io voglio il caos per la gente. Perché la gente lo teme, ha paura che il caos entri nella sua vita, allora io sarò puro caos, io sarò tutto ciò di cui la gente ha paura o non approva. Quanti nomi mi avete dato, chiamatemi come volete, ma ricordate che io impersonificherò i vostri incubi…
Selen Manson

Nessun commento:
Posta un commento